Monte Bianco: Due nuove vie per Alex Busca e Marco Farina del Centro di Addestramento Alpino

Dal 18 al 20 Luglio Alex Busca e Marco Farina, Istruttori del Gruppo Militare di Alta Montagna del Centro Addestramento Alpino di Courmayeur, hanno aperto due nuove vie sulla SE della Quota q. 3466, nel Settore della Tour des Jorasses, Gruppo Monte Bianco. E’ stata avanzata la proposta di dedicare la Quota 3466 in ricordo di Massimo Farina.






Dal 18 al 20 Luglio Alex Busca e Marco Farina, Istruttori di Alpinismo della Sezione Sci Alpinistica del Gruppo Militare di Alta Montagna del Centro Addestramento Alpino di Courmayeur, hanno aperto due nuove vie nel Settore della Tour des Jorasses nel Gruppo del Monte Bianco.

Le due vie, a cui è stato dato il nome di “Il vecchio Jim” e “Horizon Vertical” hanno uno sviluppo di 350 metri circa e sono state tracciate sulla parete Sud-Est della Punta di quota m. 3466, a sinistra della Tour des Jorasses, su un granito di ottima qualità e in un ambiente di grande bellezza in una zona del Monte Bianco ancora selvaggia e poco frequentata.

E’ intenzione del Gruppo Militare di Alta Montagna di proporre per la quota 3466 la denominazione di “Punta Massimo”, in ricordo di Massimo Farina, fratello di Marco, sicuramente uno dei più forti giovani alpinisti italiani, scomparso, nel Febbraio 2005, mentre scalava una cascata di ghiaccio in Val di Rhemes. A questa proposta la redazione di PlanetMountain si associa.

SCHEDA TECNICA
Quota 3466m. P.TA MASSIMO FARINA, parete SE
Monte Bianco, Sett. Tour des Jorasses

1. IL VECCHIO JIM“: 8 Lunghezze – Svil. 350m circa – Diff. Max 7a+
2. “HORIZON VERTICAL”: 9 Lunghezze. – Svil. 350m circa – Diff. Max 6c
apertura: Alex Busca, Marco Farina dal 18 al 20/07/2006

AVVICINAMENTO: da Plampincieux in Val Ferret, seguire il sentiero per il Rif. Boccalatte fino al termine della morena, entrare sul Ghiacciaio delle Grandes Jorasses e risalirne il suo ramo di destra fino alla base della Parete Sud – Est di “Punta Massimo” q. 3466. (h. 2.30 – 3.00)

MATERIALE: N.D.A., 10 Rinvii, 2 Corde da 60 mt., Friends Camalot fino al N° 3.5 (Doppi i N° 0.5 – 0.75 – 1).
Soste: Le vie hanno le soste attrezzate con fix – inox e placchette con anello per le calate in corda doppia.

DISCESA: in Doppia sulle Vie


Schizzo Via e portfolio In ricordo di Massimo Farina archivio news Massimo Farina


CENTRO ADDESTRAMENTO ALPINO – REPARTO ATTIVITA’ SPORTIVE
Sezione Sci Alpinistica
Caserma “L. Perenni” Str.Regionale 79
11013 Courmayeur (Aosta)
tel.0165 842045 fax. 0165 844342
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Nelle foto dall’alto: al centro la Punta di Quota 3466m, Alex Busca (foto arch. A. Busca)

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SuperAlp! traversata con mezzi sostenibili delle Alpi

Dal 10 al 19 giugno sulle Alpi sarà di scena SuperAlp!”, una traversata dimostrativa sostenibile della catena alpina.

Dal 10 al 19 giugno sulle Alpi sarà di scena SuperAlp!”, una traversata dimostrativa sostenibile della catena alpina, che è anche l’ultimo e conclusivo atto del progetto Interreg IIIB Spazio Alpino “Alpine Awareness” che ha realizzato, negli ultimi tre anni, azioni comuni transnazionali di sensibilizzazione del pubblico (giovani, operatori del turismo e dei trasporti, amministratori locali) sulla mobilità sostenibile.

Missione SuperAlp!
L’intento di “SuperAlp!” è quello di sensibilizzare la popolazione locale e i visitatori, attraverso i racconti dei giornalisti e la realizzazione di un documento video, all’uso dei mezzi di trasporto sostenibili; dimostrare che questo non solo è possibile, ma è anche un piacevole modo di godere un nuovo tipo di mobilità, più accorta e consapevole, a vantaggio dell’ambiente, della salute e della socialità.

Il tour SuperAlp!
Per dieci giorni un gruppo di giornalisti di portata internazionale attraverserà i territori montani di cinque Paesi muovendosi esclusivamente con mezzi di trasporto sostenibili disponibili sul territorio. Dalla funiculaire del Monte Bianco al Glacier Express in Svizzera, dalla bicicletta lungo Val Venosta, Drava e Lunga Via delle Dolomiti ai mezzi elettrici di Werfenweng ma anche a piedi lungo i sentieri della Via Alpina.
Si parte dalla località francese di Les Gets, e attraverso la Svizzera, l’Austria e la Germania, giungerà a Belluno, tappa conclusiva di questo percorso sperimentale, con autobus e treni locali, percorsi in bici, a piedi e, quando è necessario, con la funivia, sperimentando la catena dei trasporti sostenibili sulle Alpi.

SuperAlp! e le “Perle delle Alpi”
Zaino in spalla, alla fine di ognuna delle dieci tappe, i partecipanti raggiungeranno sei delle località aderenti al circuito delle “Perle delle Alpi”, l’organizzazione che raggruppa 21 comuni alpini che hanno attivato un’offerta turistica all’avanguardia, basata sulla mobilità “dolce”, che si presenteranno al pubblico con eventi speciali e offriranno ospitalità e ristoro alla carovana viaggiante. Il gruppo di SuperAlp! farà tappa, inoltre, a Brig, in Svizzera, Città Alpina dell’Anno 2008 e a Bolzano/Bozen dove verranno presentate le sei località sudtirolesi aderenti alla rete delle Perle delle Alpi e dove il gruppo avrà la possibilità di sperimentare direttamente il sistema di mobilità ciclabile della città, un esempio a livello europeo.

Le “Perle delle Alpi”
Italia: Chamois, Nova Ponente, Feltre, Forni di Sopra, Pieve di Cadore, Racines, Sauris, Collepietra, Tires, Funes, Nova Levante. Germania: Bad Reichenhall, Berchtesgaden. Francia: Les Gets, Morzine-Avoriaz, Villard de Lans. Hinterstoder, Neukirchen, Werfenweng. Austria:Svizzera: Arosa, Interlaken.

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Il Tibet e le cronache dall’Everest incatenato

Nel pieno della moratoria “olimpica” che impedisce la salita dell’Everest, Manuel Lugli racconta la stralunata e incredibile situazione ai piedi della più alta montagna del mondo “prigioniera politica” insieme ai tibetani della ragion di stato cinese.

Salgo, arranco, bestemmio, sbuffo. Passo ancora un crepaccio nero su una traballante scaletta di alluminio fissata (?) da un paio di precarie viti da ghiaccio agli estremi. Mi fermo, respiro, sospiro, guardo in alto. Sono quasi fuori dall’immenso labirinto del ghiacciaio. Mordo il ghiaccio con le punte dei ramponi ed infine mi siedo sul labbro superiore dell’Icefall. Prendo fiato, mi rialzo, vedo le tende del campo 1 e riparto.
Quando alzo gli occhi vicino alle tende, non mi aspetta un compagno, non uno sherpa, ma un soldato. Armato. Che mi dice che non posso salire oltre. Almeno fino al 10 maggio. Bestemmio, sputo, sbuffo. Lo mando a cagare – anche se non c’entra niente il povero ragazzetto nepalese – e stramaledico i cinesi – che invece c’entrano moltissimo.
Brandelli di cronaca possibile, anzi quasi certa, che arriva dall’Everest. La situazione sarebbe quasi comica se non ci fosse un filo rosso tragico che lega il tutto: i morti, gli arresti e gli oppressi del Tibet. Al campo 1 dell’Everest pare davvero che gli alpinisti trovino militari armati a fermarli, per evitare ogni possibile “dissidenza” anti-cinese sulla montagna. Quel che è certo è che il governo nepalese ha dispiegato forze in abbondanza in tutta la valle del Khumbu per controllare la situazione dell’Everest.
I controlli iniziano già a Lukla sui materiali delle spedizioni e continuano alla porta del Parco del Sagarmatha a Monjo, dove militari e polizia perquisiscono tutti gli zaini di trekkers ed alpinisti alla ricerca di telefoni satellitari, sistemi di trasmissione dati e soprattutto bandiere del Tibet, striscioni di protesta ed ogni altro supporto anti-cinese. Questo non impedisce a noi, in trek verso il Renjo La, lungo la valle di Thame e del Cho Oyu che porta verso il Tibet, di regalare ad alcuni commercianti di Namche Bazaar – quasi tutti di origine tibetana – tre-quattro bandiere del Tibet appositamente portate allo scopo. Ma noi siamo entrati abbastanza presto e per di più lungo la valle del Cho Oyu, poco frequentata. Più la stagione entra nel vivo e più i militari, ed i controlli, aumentano in tutti i principali centri della valle dell’Everest.
Quando poi gli alpinisti arrivano al campo base, i militari perquisiscono ancora e chiedono la consegna di ogni sistema di comunicazione satellitare (telefoni ed antenne satellitari per connesioni con la rete) e delle videocamere digitali. I telefoni vengono messi a disposizione dei legittimi proprietari per le loro comunicazioni dalle 13 alle 15. Fine. Ogni altra soluzione è fuorilegge. Qualcuno tenta di sfuggire e non dichiara il telefono; altri nascondono qualche striscione pro-Tibet. La pena per tutti è la stessa: sequestro di ogni cosa e cancellazione del permesso di salita. Come dire 15.000 € buttati nel cesso. Che vuoi farci, è la guerra baby.
Al campo base ci sono anche alcuni cinesi. Un giorno, verso la fine del nostro trek, li vediamo sbarcare da un elicottero militare a Lukla, in compagnia di alti ufficiali nepalesi che li hanno scortati al campo base per controllare che tutto fosse tranquillo. Veniamo anche a sapere che i cinesi avevano fatto richiesta di un permesso di salita ufficiale per il versante nepalese, così da controllare direttamente sulla montagna che nessuno li contestasse. Poi la cosa è rientrata; evidentemente anche il governo nepalese ha un minimo di senso del pudore. Certo l’indignazione per una resa così incondizionata dei governanti nepalesi alle richieste cinesi rimane, ma d’altronde chissà quali poderose leve economiche avrà mosso il governo di Pechino nei confronti del povero, traballante Nepal…
Noi continuiamo il nostro trek verso l’Island Peak, 6.189 metri, ciliegina sulla torta del nostro viaggio. Nessuno controlla la valle che va verso Chukung e quindi ci permettiamo di continuare la nostra minuscola, personale campagna pro-Tibet esponendo una bandiera tibetana al campo base dell’Island Peak e poi di nuovo a 6.000 metri, poco sotto la cima dell’Island Peak. In cima no, perché questa primavera la cima dell’Island Peak non c’è, o meglio, c’è ma è larga non più di due metri quadri ed in piedi non ci si sta (anche per il vento).
Siamo di fronte all’immensa parete sud del Lhotse, con una giornata che più bella e tersa non si può. Se qualcuno fosse già in cima al Lhotse vedrebbe la nostra minuscola macchietta colorata quaggiù. Ad un certo punto sentiamo rombare in distanza un elicottero: azz! ci hanno beccati, ora ci intimeranno di arrenderci e consegnarci senza fare resistenza. Ci vediamo già in ceppi, in un campo di rieducazione del Guandong a studiare il pensiero del Grande Timoniere. Ma l’elicottero prosegue con decisione verso il Makalu. Sapremo poi che si dirigeva a soccorrere un altro elicottero che schiantatosi al campo base del Makalu – per fortuna senza vittime.
Scendiamo al campo base soddisfatti per la salita e le foto. E, sempre ammirando la parete sud del Lhotse, che dal basso è ancora più impressionante, pensiamo con un brivido a quel che accadrà il 10 maggio, quando finalmente scadrà la “moratoria” dell’Everest. Quando quattro-cinquecento alpinisti e sherpa (ci sono 47 spedizioni al campo base) incazzati, stanchi di scendere a Gorak Shep e Tengboche per far passare il tempo, col sacro fuoco della salita al culo più ardente che mai, si fionderanno tutti insieme – o quasi – verso l’alto, ad occupare campi, corde, pendii e creste. Nelle risicate “finestre” climatiche che classicamente contraddistinguono le salite all’Everest e che raramente sono più di due. Pieni di cose da fare: salire, montare i campi sopra il 2, finire l’acclimatamento alto, filmare, fotografare, comunicare, aggiornare siti, telefonare. Tutto in tre settimane circa.
Click Here: kenzo men’s new collectionSolo gli spiriti dell’aria e dell’altitudine possono sapere. Tutti gli altri possono solo incrociare le dita e sperare che il tempo sia clemente e non s’inventi una di quelle tempeste perfette che ogni tanto rasano i pendii del Sagarmatha. Ed innalzare un pensiero triste alla sola cosa che ancora una volta sia riuscita ad innalzarsi vertiginosamente sopra la magnificenza delle alture himalayane: la stupefacente stupidità dell’uomo.
Manuel Lugli
www.nodoinfinito.com

Fischhhuber, Verhoeven e Saurwein in forma

Kilian Fischhhuber ripete Dschungelfieber 8c/+ (Dschungelbuch, Austria). A Misja pec, Slovenia, ripete Sanski par (extension) 8c+/9a assieme a Jorg Verhoeven, mentre Katharina Saurwein sale Mrtvaski ples (8b) e Corto (8a)













Grande performance per la new school Austriaca. A dirigere la lezione è stato Kilian Fischhhuber, che a fine marzo è riuscito in una delle rare ripetizioni di Dschungelfieber 8c/+ nella falesia di Dschungelbuch, vicino a innsbruck, Austria. La via fu salita nel 1992 da Reinold Scherer ed aveva aspettato 12 anni per la prima, ed fino ad ora unica ripetizione, a cura di Markus Eberl.

Fischhuber, che due anni fa è diventato il primo al mondo a salire flash un 8c (Tai chi, Lorünser Steinwand, Austria) e l’anno scorso ha vinto la Coppa del Mondo Boulder, ha impiegato sette tentativi ad aver ragione di questa super linea (super tecnica) alle porte di Innsbruck.

Ma non basta, anche le ferie di Pasqua hanno portato i loro frutti… Con la complicità di un viaggio a Misja Pec, in Slovenia, che Kilian ha compiuto assieme alla rivelazione dell’anno, l’olandese Jorg Verhoeven, la giovane austriaca Katharina Saurwein ed una manciata di altri amici.

I risultati non si sono fatti attendere: dopo tre giorni entrambi, Fischhhuber e Verhoeven, sono venuti a capo dell’8c+/9a di Sanski par (nella versione “estesa”). Una via salita orignariamente da Tadej Slabe a cui il local Uros Perko ha aggiunto appunto la “continuazione”, ripetuta fino ad ora solo da mister world champion Tomas Mrazek.

Sempre a Misja Pec, infine (ma non per ultima), Katharina Saurwein, che l’anno scorso ha esordito nella Coppa del mondo con un buonissimo 9° posto, è riuscita a concatenare Mrtvaski ples (8b) e Corto (8a).

Portfolio Archivio news Fischhuber Arrampicare a Misja Pec www.kilian-fischhuber.at www.katharina-saurwein.com www.jorgverhoeven.com La Sportiva PlanetMountain

Photo: Kilian Fischhuber realizza la terza salita di Dschungelfieber 8c/+
ph Reinhard Fichtinger

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Simone Moro impegnato sul Broad Peak

Simone Moro è impegnato nel suo tentativo della prima invernale del Broad Peak, (8048m, Karakorum, Pakistan).

Dopo il tentativo invernale della spedizione polacca sul Nanga Parbat, abbandonato a 6000m per le condizioni proibitive della parete, incrociamo ora le dita ora per Simone Moro, attualmente impegnato nel suo tentativo della prima invernale del Broad Peak, (8048m, Karakorum, Pakistan).

Simone ha faticato non poco ad istallare il Campo 1 a 5800m e poi il Campo 2 a 6250m, assieme al compagno Shaheen. La parete si presenta molto ghiacciata e priva di neve, e i due finora hanno resistito a temperature che sono arrivate a toccare i -45°C e li hanno messi a dura prova. Ora però il tempo sembra volgere al bello e Simone vuole approfittare di questa "finestra" per stabilire anche il Campo 3.

Sentiamo cosa scrive Simone nel suo diario online: "Siamo partiti questa mattina da CB e dopo 2 ore e 40 minuti abbiamo raggiunto C1. Abbiamo smontato C1, preso tutto il materiale che precedentemente avevamo depositato lì e abbiamo continuato la scalata verso C2.
Arrivati a 6250 m di C2 abbiamo montato la tenda, nella quale ora ci troviamo. Domani vogliamo raggiungere campo 3, montarlo e dormirci per completare il nostro acclimatamento. Anche oggi abbiamo avuto una giornata strepitosa con temperature più che accettabili."

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Melloblocco che s’avvicina

Mancano pochi giorni alla 4a edizione del Melloblocco organizzata in Val di Mello dal Comune di Val Masino (SO). Sabato 5 e domenica 6 maggio 2007 si attendono in Valle 1300 boulderisti con la voglia di arrampicare e mille personali motivazioni.

Melloblocco che s’avvicina. Mancano 5 giorni all’appuntamento del prossimo weekend. E già si fanno previsioni (non solo meteo). E già si danno numeri e anticipazioni (di ogni tipo). I soliti bene informati scommettono che la quarta edizione sarà spaziale. Che la festa "a sorpresa" del sabato sera, al Camping Sasso di Remenno, sarà difficile da scordare. Che i blocchi saranno così tanti (e così belli) da non scontentare proprio nessuno. E poi mormorano, sempre quei bene informati, che ci sarà anche una sorpresa per i boulderisti più incontentabili… Sarà quel che sarà… Una cosa sola è certa: il Melloblocco bisogna viverlo per capirlo. E in tantissimi, anche quest’anno, non se lo vogliono proprio perdere.

I numeri del 4° Melloblocco. Ad una settimana dall’evento sono più di 1300 i prescritti di cui 300 sono donne e 200 gli stranieri. L’Italia è rappresentata da 66 diverse province, con predominanza di Milano (154), Torino (101), al gradito 3° posto di questa inconsueta classifica c’è la provincia ospitante, Sondrio con 65 partecipanti, poi ancora Trento (63), Bergamo, Brescia e Roma (44), Genova (40), Cuneo e Lecco (37), Treviso (36), Varese e Vicenza (33), Como (32), Biella (25), Trieste (22), Padova (21) e via tutte le altre. Sono 27 i Paesi stranieri rappresentati e quest’anno per la prima volta i più la pattuglia più numerosa è quella tedesca con 26 partecipanti, a ruota seguono Inglesi (25), Spagnoli (19), Cechi (18), Francesi (17), Austriaci (15) Olandesi (13), Ungheresi (12) e via le altre nazioni.

Dunque, cos’è il Melloblocco e cosa dobbiamo aspettarci? La risposta più bella ce la dà Chan, una 16enne dai modi gentili, con mamma italiana e papà inglese, che frequenta il liceo classico… Chan, naturalmente, è appassionata di arrampicata e ha incontrato il Melloblocco tre anni fa con i suoi giovanissimi amici: da allora non vuole rinunciarci per nessuna ragione al mondo! Ecco il perché…

IL GIORNO DOPO…
di Francesca Chan Olsen

Non manca molto al Melloblocco… speranzosa consulto il meteo svizzero (che ha sempre ragione) e, subito dopo, apro il diario e mi cade l’occhio sulla versione di greco fissata per il lunedì successivo all’evento… DI LUNEDI?!? EH??

Il primo pensiero è che lunedì avrò sicuramente una bella influenza, il secondo è che se mi invento l’influenza non potrò andare ad arrampicare il fine settimana successivo, e l’ultimo è che, comunque, la quarta edizione del Melloblocco è imperdibile!
Cosa faccio?! Porto il dizionario in valle e mi esercito in mezzo ai crash pad? Uhmm… poco credibile… E allora?!?

Squilla il telefono e Francesco detto ‘Cammello’ mi chiede allegro, quasi fosse una domanda retorica, “Allora si parte come al solito il venerdì?! Manca un fornelletto, tu ne hai uno? Ah, l’appuntamento è a S. Martino: devo comprare la ‘slinzega’”.
No! Anche la slinzega!! Come rinunciare!?

E’ il quarto anno che viene organizzato questo grande evento e ritengo ci si debba andare perché, per chi non lo sapesse, come ricorda il nome è in Val di Mello: un posto assolutamente splendido, un po’ magico, di cui si resta invaghiti dalla prima volta, un posto dove ‘fiondarsi’ non appena si presenta l’occasione. Non fidatevi della locandina con scritto ‘raduno di sassisti’; in realtà può venire chiunque con divertimento assicurato.

Immaginate una stretta stradina alla fine della quale si apre alla vista una valle verde, ma verde verde!… pareti di granito da fare quasi invidia a Yosemite, un torrente che taglia in due i prati butterati di massi di tutte le forme e dimensioni che sembrano essere caduti dal cielo, un popolo coloratissimo e festoso di ogni età che vive due giorni nella natura all’insegna del divertimento. Tutto sorride!

Si vedono uomini molto muscolosi (i cosiddetti “uomini con le tette”) dalle manone bianche di magnesite, bambini che si rincorrono o provano qualche blocco insieme, gente che prende il sole, gente che cade, gente che suda, gente che osserva rapita le prodezze degli altri (o i fondoschiena degli altri), gente che pur di ‘conquistare’ un sasso si serve di denti e ginocchia facendo buffe smorfie, gente sfinita e felice, gente con le dita callose e piene di tape… insomma: un bellissimo modo per chi non conosce il mondo dell’arrampicata e del bouldering per ‘sbirciarlo’ da vicino e per cimentarsi a propria volta, e un’occasione di incontro e divertimento per chi già ne fa parte.

Stavo dimenticandomene: come non segnalare il mitico Siro, uomo a dir poco pittoresco, che potrà prepararvi squisite salsicce alla brace o polenta e funghi fumanti ai piedi della storica via alpinistica ‘Luna Nascente’.
Non perdetevelo questo Melloblocco!!

Francesca Chan Olsen

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Rudi Moroder sale il suo primo 8b+ a Pian Schiavaneis

Rudy Moroder sale suo primo 8b+, “Non mollare” a Pian Schiavaneis, e suo prima 8a a vista, “Football fan” a Fraguel, Maiorca.

Rudi Moroder non molla. A quasi un’anno dal suo primo 8b, pochi giorni fa il giovane altoatesino è riuscito a
salire il suo primo 8b+, "Non mollare" a Pian Schiavaneis, Dolomiti –
sicuramente una delle migliori prestazioni in Italia per un ragazzo
appena quindicenne.

A fine luglio Rudi ha trascorso le vacanze a Maiorca, e per dimostrare
che le sue realizzazioni non avvengono soltanto nelle falesie di casa,
è riuscito a salire il suo primo 8a a vista, "Football fan" a Fraguel.
Complimenti!

Alta Via delle Alpi Biellesi

Con Gianni Lanza delle Guide alpine Tike Saab, andiaòo alla scoperta dell’Alta Via delle Alpi Biellesi, una lunga e selvaggia cavalcata di cresta che dalla pianura peimontese raggiunge il Monte Rosa.

Le Alpi Biellesi sono il primo massiccio che divide le montagne della Valle d’Aosta dalla pianura, e in pratica questo gruppo montuoso è un’unica cresta che dalle vicinanze di Ivrea raggiunge il Monte Rosa.

L’Alta Via delle Alpi Biellesi è un bellissimo e vario trekking alpinistico in quota che per filo di cresta percorre tutta la cerchia di montagne sovrastanti Biella e unisce idealmente i villaggi alpini di Piedicavallo e Bagneri…

Alta Via delle Alpi Biellesi

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Apre King Rock il centro per l’arrampicata ‘totale’ di Verona

Venerdì 10 ottobre alle 18,30 in Via Cà di Mazzè a Verona si inaugura King Rock, il centro di arrampicata indoor più grande d’Italia. Sabato 11 e Domenica 12 ottobre King Rock è aperto gratuitamente a tutti per due giornate all’insegna dell’arrampicata in libertà. All’inaugurazione interverranno Silvia Metzeltin, alpinista e scrittrice, e l’alpinista Fausto De Stefani insieme ad alcuni atleti della nazionale italiana di arrampicata sportiva.

E’ nato un fenomeno a Verona. Si chiama King Rock ed è il regno dell’arrampicata per tutti. Perché King Rock non è solo il più grande centro dedicato all’arrampicata indoor d’Italia, ma anche uno dei più completi d’Europa. Basti dire che l’arrampicata con la corda dispone di un’immensa struttura, alta da 12,5 a 14 metri, con 1100 mq arrampicabili per 150 vie diverse di tutte le difficoltà e inclinazioni. Un infinito campo di gioco che spazia dal verticale allo strapiombante, dal facile al difficilissimo, ed è funzionale per tutte le esigenze ed età: dai corsi per principianti e per le scuole, alle massime performances dei top climbers, alla preparazione delle salite in montagna. Inoltre, a chi ama le emozioni del bouldering, King Rock offre una fantastica scelta di passaggi su pareti dalle più svariate forme: 350 mq e 3000 prese per scatenare le più sfrenate fantasie dei climbers all’insegna del più puro divertimento.

Ma non è ancora tutto. La cittadella dell’arrampicata veronese è completata dall’ufficio delle guide alpine, dal bar, dal negozio di materiale d’arrampicata, dalla sala per didattica e conferenze, da un servizio di Baby-Time oltre che da tutti i servizi dei più moderni centri sportivi. King Rock dunque si propone come un’occasione unica per vivere l’arrampicata come attività ludico sportiva totale e allo stesso tempo come riferimento culturale e di aggregazione per tutti gli appassionati.

Non a caso l’idea è nata dall’esperienza a tutto campo di Nicola Tondini che, oltre ad essere guida alpina, istruttore delle guide e direttore della scuola delle guide alpine di Verona XMountain, è ingegnere gestionale nonché forte alpinista e apritore di difficili e bellissime vie sulle pareti della provincia di Verona e in Dolomiti. E, ancora non per caso, al progetto di un centro che fosse un “summa” di tutto ciò che fa arrampicata hanno aderito 30 appassionati arrampicatori veronesi che hanno dato vita alla Verona Climb Srl, la Società che ha reso possibile il sogno di King Rock. Un sogno nato dalla passione per l’arrampicata e per far sognare tutti con l’arrampicata.

Partendo dall’esperienza di King Rock Silvia Metzeltin, che venerdì sarà presente all’inaugurazione, ha scritto un interessante articolo nel quale presenta la valenza sociale e pedagogica dell’arrampicata sportiva indoor ma anche il suo indubbio interesse per gli alpinisti. Scarica l’articolo in pdf

PROGRAMMA

Venerdì 10 ottobre 2008 – inaugurazione con le autorità

ore 18,00 taglio del nastro e presentazione del centro di arrampicata con le autorità
ore 18,30 visita delle strutture
ore 19,00 spettacolo di arrampicata
ore 19,30 Buffet

Sabato 11 ottobre 2008 – apertura gratuita per il pubblico

ore 10,00 apertura gratuita e visita delle strutture
ore 11,00 prove di arrampicata gratuite per bambini e adulti con l’assistenza delle guide alpine XMountain e degli istruttori King Rock.
ore 15,00 prova struttura per arrampicatori esperti con dimostrazione di arrampicata su diverse difficoltà

Domenica 12 ottobre 2008 – benedizione della struttura e apertura gratuita al pubblico

ore 9,30 Benedizione della sala riunioni all’interno del centro dedicata a Giovanni Paolo II
ore 10,30 Santa Messa
ore 11,30 Aperitivo per tutti i partecipanti
dalle ore 14,00 alle ore 19,00 arrampicata libera e giochi per i bambini.

Tutte le info su: www.kingrock.it

57° Trento Film Festival: aperte le iscrizioni

Il Trento Film Festival lancia la 57esima edizione con l’apertura delle iscrizioni delle opere cinematografiche ma anche dei libri per la rassegna MontagnaLibri, che saranno presentate a Trento dal 21 aprile al 3 maggio 2009

Il 57° Trento Film Festival va in scena dal 21 aprile al 3 maggio 2009, ma già la macchina del più antico Festival dedicato ai film di montagna, esplorazione e avventura gira a pieno ritmo. Tanto che l’apertura delle iscrizioni per la presentazione delle opere, che da quest’anno potrà essere effettuata anche direttamente online su www.trentofestival.it, è solo la punta dell’iceberg.

Il Festival di Trento, infatti, non smette mai di essere attivo. Lo provano le moltissime serate in tutta Italia e in tutti i mesi dell’anno in cui è possibile vedere e ri-vedere i film dell’immensa cineteca raccolta dall’ormai lontano 1952.

E’ un circuito che parte da Trento per diffondere la storia e le visioni che l’uomo ha della montagna. Perché è una storia che attraversa molte generazioni quella presentata in tutti questi anni a Trento. E insieme è la testimonianza di una passione per la montagna e per la natura di cui il Festival rappresenta una finestra “aperta sul mondo e al mondo”.

Da quest’anno a guidare il Festival è stato nominato Egidio Bonapace, Guida alpina di Campiglio e Accademico del Cai, a cui si affiancheranno Maurizio Nichetti, riconfermato direttore artistico della manifestazione, Augusto Golin come delegato alla direzione, insieme ad  uno staff ormai collaudato.

Assieme a loro lavorerà il nuovo direttivo, in carica fino all’autunno 2011 e composto da Carlo Ancona, Egidio Bonapace, Gianluigi Bozza, Giuseppe Brambilla, Piero Carlesi, Helene Christanell, Franco De Battaglia, Alessandro Giorgetta, Augusto Golin, Paolo Mondini, Ingrid Runggaldier e Italo Zandonella Callegher che dopo 6 anni alla presidenza assume il ruolo di vice-presidente. Buon lavoro a loro!

Intanto, largo alle iscrizioni. E, insieme, largo alle idee e alle visioni cinematografiche originali e “diverse”, ma anche ai libri che animeranno la rassegna MontagnaLibri. Quella di Trento è un’opportunità da non perdere per vedere e per raccontare la montagna, l’alpinismo, l’ambiente ma anche e forse soprattutto gli uomini e le donne che la vivono e la amano.

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